Il Rachide è una struttura anatomica costituita da varie parti ossee connesse fra loro da numerosi elementi fibro-legamentosi, che le conferiscono una notevole resistenza meccanica e una grande capacità di armonizzazione del movimento.
Quando il soggetto è nella normale postura, la parte posteriore del cranio, il dorso e le natiche,sono tangenti ad un piano verticale,per esempio un muro. La colonna sostiene la testa e la colonna è sostenuta dal bacino. Non è possibile un’azione corretta senza un buon controllo delle articolazioni del bacino. La cintura pelvica, considerata nel suo insieme, trasmette gli sforzi tra il rachide e gli arti inferiori. Nella sua porzione cervicale, il rachide sorregge la testa e quindi deve essere il più possibile vicino al centro di gravità del cranio. Nella porzione toracica invece è spostato indietro dagli organi mediastinici, in particolare il cuore. Per contro a livello lombare, il rachide, che sopporta il peso di tutta la parte superiore del tronco, ritorna in una posizione più centrale, sporgendo nella cavità addominale.
Oltre a questa funzione di sostegno del tronco, il rachide gioca il ruolo di protettore dell’asse nervoso. Il canale rachideo che inizia a livello del forame occipitale alloggia il bulbo e il midollo e rappresenta una protezione flessibile e resistente di questo asse nervoso. Gli sforzi di compressione esercitati sul disco, sono tanto più importanti quanto più ci si avvicina al sacro. Questo è comprensibile poiché il peso del corpo sopportato aumenta con l’altezza della parte sovrastante. Per un uomo di 80Kg si conta che la testa pesi 3Kg, gli arti superiori 14 kg ed il tronco 30Kg. Se si calcola che a livello del disco L5-S1 il rachide sopporta i due terzi del peso corporeo, si arriva ad un carico di 37Kg, quasi la metà del peso corporeo. A questo si dovrà poi aggiungere il tono dei muscoli paravertebrali e un eventuale trasporto di carichi.
La cautela nel sollevare pesi è quello di utilizzare sempre le leve degli arti inferiori, quindi ci si abbassa flettendo le ginocchia e poggiando per intero i piedi senza sollevare il tallone. Si prende l’oggetto da sollevare, lo si avvicina al torace, e si fa forza con i piedi spingendo sul suolo, attivando l’estensione del ginocchio che provvederà con la contrazione del quadricipite a riportare il corpo verso l’alto. La spinta dell’intera soletta plantare sul suolo, la forza dei muscoli della coscia e la stabilità del ginocchio solleveranno l’intero corpo.
Questo provvede a evitare di sollevare i pesi con la sola forza dei muscoli paravertebrali che portati a sforzi eccessivi provocano una compressione del tratto lombare con successiva infiammazione, consideriamo che un peso alzato male triplica la forza peso nello spazio intervertebrale. Ricordiamo, nel momento in cui solleviamo un peso importante, di fare una espirazione forzata. Espirando nel momento dello sforzo sollecitiamo la muscolatura espiratoria, tutti gli addominali presenti nella cavità addominale si attivano e la loro contrazione crea un contenimento per i visceri e una resistenza che impedisce al bacino di ruotare , al sacro di inclinarsi e alla quinta vertebra lombare di slittare in avanti o entrare in compressione e ai muscoli paravertebrali di lavorare quel tanto che basta.
Se impariamo a contrarre bene gli addominali abbiamo la chiara sensazione che alla nostra schiena non può accadere nulla. Se impariamo a sollevare i pesi ci rendiamo conto che una colonna per stare bene ha bisogno di caviglie e ginocchia in ottimo stato altrimenti il corpo pur di soddisfare i comandi della mente recluta altre parti del corpo che hanno competenze diverse al fine di logorarle.
Se ci abituiamo fin da ragazzi ad usare lo schema corretto nel momento in cui lavoriamo potenziamo tantissimo la muscolatura e idratiamo in modo fisiologico e completo la cartilagine delle articolazioni, il lavoro fisico allena e libera dalle frustrazioni la struttura corporea. Molti dolori ossei addebitati a periodi di duro lavoro forse appartengono a situazioni in cui il corpo non ha rispettato una postura corretta. La conoscenza e la successiva educazione al corretto movimento può risolvere e prevenire molti disturbi. Concluderei con un pensiero di Moshe Feldenkrais “Siamo potenti quando riusciamo a portare a compimento in modo efficace l’azione concepita: se l’azione è ostacolata da un’organizzazione non equilibrata della postura e del movimento o da motivazioni conflittuali, non siamo in grado di fare veramente ciò che vogliamo. Solo imparando a conoscerci impareremo a diventare potenti.”
Sonia Cupelli
fisioterapista osteopata